Famiglie Nobiliari
Gli Aragona
Giugno termina e torniamo ad occuparci di Famiglie Nobiliari! Parleremo di un’antica dinastia, estintasi nella sua linea principale intorno al Quattrocento. Parleremo degli Aragona!
Perché, tanto per iniziare, parliamo di qualcosa di antico? Non lo sono, in fondo, tutte le Famiglie Nobiliari prese in esame sino ad oggi? Certo che sì. Ma la dinastia degli Aragona iniziò anche prima dell’anno 1000, e c’entra nientemeno che Carlo Magno.
In origine la regione d’Aragona, che come ben sappiamo si trova nel nord est della Spagna, era una Contea, e venne istituita proprio da Carlo Magno nell’802. Egli aveva da poco sottratto la regione ai musulmani, unendola al suo impero.
Il suo primo regnante, un conte naturalmente, fu Aznar Galindez, che la resse per vent’anni. Nel 943 venne annessa al Regno di Navarra, sotto Sancho il Grande: egli aveva tre figli legittimi, e uno fuori dal matrimonio, Ramiro. E fu proprio lui, per quanto la Storia ricorda, il primo vero re d’Aragona, oltre che di Castiglia, mentre agli eredi legittimi andarono altre regioni.
Ramiro sposò Ermessinda di Foix, e i due ebbero cinque figli, quattro femmine e un solo maschio. Fu quindi lui, Sancho, a prendere il suo posto sul trono.
Sancho si sposò due volte ed ebbe un totale di quattro figli certi, tutti maschi. Uno morì bambino, ma gli altri tre furono tutti re di Aragona: il legittimo primo erede non ebbe discendenza nonostante si fosse sposato, mentre il secondo non prese neppure moglie. Ai fratelli successe quindi il più giovane, Ramiro II, che sposò Agnese di Aquitania ed ebbe un’unica figlia, Petronilla.
Questa fanciulla non avrebbe potuto ereditare nulla, così venne “utilizzata” come pedina matrimoniale, ceduta in sposa a Raimondo Berengario V, conte di Barcellona. In questo modo si univano anche le due regioni, anche se lo sposo non ottenne mai il titolo di re, ma rimase per tutta la vita conte.
La coppia ebbe cinque figli, di cui quattro sopravvissero. Il primogenito, Alfonso, sposò la principessa Sancha di Castiglia, ed ebbe da lei forse otto o forse nove figli. Il primogenito, Pietro, estremamente religioso come la madre fu il primo re d’Aragona ad essere incoronato dalla Santa Sede: non per niente passò alla Storia come Pietro il Cattolico.
Non era finita qui, però: della prole di Alfonso e Sancha anche la secondogenita, Costanza, contrasse nozze importanti, sposando nientemeno che Federico II di Svevia.
Pietro invece prese in moglie la principessa Maria di Montpellier, ma la coppia si piaceva poco e anche la nascita dei due figli fu considerata quasi un miracolo. Ebbe però alcune amanti, con cui concepì figli illegittimi.
Il suo unico erede legittimo, Giacomo, rimase orfano del padre ad appena cinque anni, e fu messo sotto tutela dei Cavalieri Templari a Carcassonne. A sei anni veniva già considerato maggiorenne (le leggi si piegavano sempre al volere del sovrano) e ad undici, alla morte della madre, ereditava anche la Signoria di Montpellier. A tredici contraeva il suo primo matrimonio, con Eleonora di Castiglia: si sarebbe sposato altre due volte, prima con Iolanda d’Ungheria e poi con Teresa Gil di Vidaure.
Il suo soprannome sarebbe stato Il Conquistatore, in quanto fu il primo ad attuare una politica espansionistica nel regno. Prese ai Mori le isole di Maiorca, Minorca, Ibiza e Formentera e la città di Valencia, fondando nel contempo il Regno di Maiorca e il Regno di Valencia. Sarebbero stati la sua eredità per i suoi figli.
Ebbe in totale dalle tre mogli tredici figli, oltre a diversi altri da varie amanti. Alcuni entrarono in ordini religiosi, mentre la figlia Isabella sposava il futuro re di Francia Filippo III.
Il primogenito Alfonso, presunto erede, morì prima del padre e così gli subentrò il secondogenito maschio, Pietro III, come re d’Aragona. Il terzogenito Giacomo, invece, fu re di Maiorca.
Pietro prese in moglie Costanza di Sicilia, e i due assistettero allo scoppio dei Vespri Siciliani nel 1282 a Palermo: e pare che fu proprio la sposa a convincerlo a spalleggiare i nobili siciliani, portandoli alla vittoria. Gli venne quindi offerta dagli stessi nobili anche la corona di Sicilia, che lui poi passò al figlio Alfonso.
Pietro e Costanza ebbero in totale sei figli, e le due femmine, Isabella e Violante, furono una regina di Portogallo e l’altra sarebbe diventata regina di Napoli, se non fosse morta prima dell’incoronazione del marito.
In un primo momento, dunque, la corona d’Aragona e quella di Sicilia erano tutt’uno. Ma Giacomo, secondogenito di Pietro, offrì la corona di Sicilia al fratello minore Federico, separando così i poteri.
Giacomo successe al primogenito legittimo, Alfonso, morto senza discendenza. Si sposò ben quattro volte ed ebbe discendenza solo dalla seconda moglie, Bianca d’Angiò: una discendenza però di tutto rispetto, ben dieci figli.
Il primogenito, Giacomo, non volle succedergli e gli subentrò quindi il secondogenito, Alfonso. Si sposò due volte ed ebbe in totale nove figli, e tra questi l’erede Pietro IV, terzogenito. Questi, iniziando una serie di faide interne riuscì a strappare la corona di Maiorca al legittimo sovrano, suo cugino Giacomo, riunendola a quella di Aragona.
Anche lui si sposò quattro volte ed ebbe in totale undici figli. La maggiore, Costanza, fu regina consorte di Sicilia, e ad Alfonso successe il primo maschio (quinto figlio), che però non ebbe eredi. Il fratello minore che gli successe, Martino, ebbe quattro figli dalla moglie Maria di Luna, ma i tre più giovani morirono presto. L’unico superstite, suo omonimo, ebbe soltanto un figlio illegittimo, così alla sua morte si aprì il problema che ogni dinastia ha dovuto affrontare almeno una volta, quello della successione.
Stando così le cose, estinta la linea di Barcellona, si cercarono eredi meno vicini ma comunque appartenenti alla dinastia. Ne furono individuati cinque: uno era proprio il figlio illegittimo di Martino, Federico, mentre gli altri discendevano da rami cadetti. C’era un duca di Gandia (antenato del secondo marito di Lucrezia Borgia, Alfonso), un conte di Urgell, il re di Napoli Luigi d’Angiò e il principe di Trastámara, Ferdinando. Fu proprio quest’ultimo a venire scelto, nel 1412, dopo un’attenta riunione fra esponenti del regno di Aragona, Catalogna e Valencia.
Da quel momento quindi la dinastia aggiunse al “d’Aragona” il nome “Trastámara”, e da qui inizia un nuovo capitolo. Ferdinando sposò Eleonora d’Alburquerque ed ebbe sette figli, che contrassero matrimoni sempre all’interno della dinastia (tranne Eleonora, quintogenita, che fu regina di Portogallo). Il primogenito, divenuto Alfonso V, mosse battaglia contro Giovanni Sforza e infine conquistò Napoli. Il Regno di Sicilia venne annesso con la città, divenendo così il Regno di Napoli e di Sicilia. Sposò Maria di Castiglia, ma i due non ebbero figli, forse anche perché dei 43 anni di matrimonio ne trascorsero 30 separati. In compenso lui ebbe quattro figli illegittimi da due amanti: una delle figlie, Maria, si sposò in casa d’Este con Leonello, ma non ebbe eredi.
Il primogenito fu Ferdinando I o Ferrante, che oltre ad essere un buon soldato si rivelò anche abile nelle alleanze politiche. Si fece amici gli Sforza di Milano e gli Este di Ferrara, e fu lui, a Firenze, a ordire la Congiura dei Pazzi in concorso con papa Sisto IV.
Sposò prima Isabella di Chiaromonte e poi Giovanna d’Aragona, ed ebbe in totale sette figli. Tutti contrassero matrimoni eccellenti: Eleonora fu moglie di Ercole I d’Este, futuro suocero di Lucrezia Borgia. Beatrice sposò prima Mattia Corvino e poi Ladislao II di Boemia. La minore, Giovanna, fu regina di Napoli.
A succedere a Ferrante fu Alfonso II, ma il suo regno fu breve e difficile. Era infatti quello il periodo dell’ascesa in Italia delle truppe francesi di Carlo VIII, il settembre 1494: quando questo accadde Alfonso se ne fuggì in Sicilia, lasciando il trono al figlio Ferdinando (detto Ferrandino). Sarebbe morto nel febbraio successivo.
Alfonso aveva sposato una Sforza, Ippolita, e da lei aveva avuto tre figli, di cui la seconda, Isabella, aveva sposato Galeazzo Maria Sforza. Ma ebbe anche un’amante, Trogia o Tuzia o Tuscia Gazzella, e da lei altri due figli. Questi due figli fecero molto parlare di loro nella Storia, e non solo per la loro bellezza.
Uno di questi, il minore, aveva nome Alfonso ed era proprio quel duca di Gandia, secondo marito di Lucrezia Borgia. La primogenita era invece Sancia, sposa del fratello di Lucrezia, Jofré, ma anche amante di un altro suo fratello, Cesare, e di molti altri uomini prima, durante e dopo le nozze. Come abbiamo già visto, in questo momento la famiglia Borgia stava conquistando maggiore influenza e a questo scopo tesseva parentele importanti, ma questo valeva soltanto sino a che le stesse erano considerate utili. Come infatti ben sappiamo, una volta che il trono di Napoli venne sottratto agli Aragona Alfonso e sua sorella non erano più utilizzabili, e fu anche questo, probabilmente, a portare il giovane verso la sua prematura fine.
Ma torniamo alla prole legittima. Ad Alfonso II dunque successe Ferdinando, molto diverso dal genitore e contrariamente a lui molto amato dal popolo. La situazione che il padre, abdicando, gli aveva lasciato era poco meno che disastrosa, e il ragazzo dovette farvi fronte senza quasi nessun supporto esterno, almeno all’inizio. Saputi conquistare alleati, con la Battaglia di Seminara del 1495 riprese in mano il regno sottraendolo ai francesi, e si dedicò a cose più semplici. Ad esempio, trovare una sposa e mettere al mondo degli eredi.
La scelta della compagna suscitò diverse polemiche, in quanto cadde su Giovanna d’Aragona, sua zia, sorellastra del padre. Le nozze vennero celebrate comunque, ma Ferdinando ebbe una ricaduta della malaria contratta in precedenza, morendo ad appena ventinove anni. Naturalmente non ebbe alcun figlio.
Stando così le cose, a prendere il suo posto fu lo zio, Federico I. Sposò prima Anna di Savoia e poi Isabella Del Balzo, ed ebbe un totale di sei figli. Suo successore fu l’unico maschio giunto all’età adulta, Ferdinando, che ebbe due mogli ma nessun figlio. Con lui, quindi, si estinse la linea diretta d’Aragona Napoli.
Facciamo adesso un passo indietro, e torniamo all’inizio del ramo d’Aragona Trastámara. Seguiamo il fratello minore di Alfonso V, Giovanni II, che divenne re d’Aragona, Valencia, Sardegna, Maiorca e Sicilia.
Giovanni si sposò due volte, ed ebbe otto figli legittimi oltre a diversi altri illegittimi. Suo erede fu il sestogenito Ferdinando, il cui nome rimase in seguito legato a quello della moglie, Isabella di Castiglia: re e regina di Spagna, furono coloro (lo saprete di certo) che finanziarono le spedizioni di Cristoforo Colombo.
Ferdinando e Isabella riunirono le corone di Aragona e Castiglia, e insieme ebbero cinque figli: lui ne ebbe poi un’altra con la seconda consorte e altri quattro da alcune amanti. Una delle figlie della coppia l’abbiamo già incontrata su queste pagine, e si ritrovò erede dei due regni ma senza riuscire mai a regnare, scalzata dagli uomini che aveva intorno. Parliamo di Giovanna di Castiglia, conosciuta come Giovanna la Pazza.
Degli altri figli, possiamo dire brevemente che l’unico maschio sposò Margherita d’Asburgo, arciduchessa d’Austria, ed ebbe solo un figlio nato morto. Le figlie Isabella e Maria furono entrambe, una dopo l’altra, regine di Portogallo. La minore, Caterina, divenne regina d’Inghilterra sposando Enrico VIII e fu madre di Maria Tudor.
Quanto a Giovanna, conosciamo già la sua triste storia. Sposò Filippo di Castiglia ed ebbe con lui sei figli: prima il padre, poi il marito e infine il figlio calpestarono i suoi diritti ereditari facendola morire in prigionia. La sua figlia maggiore, Eleonora, fu prima regina di Portogallo e poi regina di Francia. La terzogenita Isabella fu regina di Danimarca. La quintogenita Maria fu regina di Boemia e Ungheria. L’ultima, Caterina, regina di Portogallo come Eleonora.
Da questo momento in poi la dinastia aragonese confluì nella casa d’Asburgo, di cui abbiamo già diffusamente parlato: quindi non ci soffermeremo a lungo. E come sempre, la domanda è: gli Aragona esistono ancora?
Naturalmente sì, i suoi esponenti prosperano ancora oggi, pur se privi di territori o di titoli che possano ritenersi di qualche significato, e in ogni caso provenienti da rami cadetti.
Ciò non toglie che si tratti di una Storia affascinante, che come sempre percorre l’Italia e l’Europa intera, e che speriamo vi sia piaciuta.
I Medici
Maggio si avvia al termine e noi torniamo ad occuparci di Famiglie Nobiliari! Oggi parleremo della maggiore Dinastia toscana, prevalentemente associata a Firenze ma le cui tracce, oggi, si trovano anche a Pisa e non soltanto. Parleremo di loro: i Medici!
Cominciamo, come sempre, dal principio, almeno dalle prime notizie documentate di questa prestigiosa Famiglia. Nell’ultimo appuntamento con le Donne nella Storia abbiamo incontrato una loro importante esponente, Caterina, regina di Francia, e ricorderete che in questa occasione accennammo alle origini da banchieri dei primi Medici.
Ebbene, gli antenati di questa Dinastia furono effettivamente banchieri, ma non erano originari di Firenze. Pare infatti che il primo domicilio conosciuto si trovasse a Cafaggiolo, nel Mugello, vicino all’oggi Barberino del Mugello. Il primo documento che li cita porta l’anno di datazione 1230, ma era appena l’inizio.
Il primo personaggio di spicco portava il nome di Giovanni, e fu lui a fondare la banca che avrebbe poi portato tanta fortuna alla sua discendenza. Banche e commercio furono le principali attività che li avrebbero innalzati fino a conquistare l’Europa intera.
All’epoca Firenze era già una Signoria, e il successo di Giovanni nell’ambito bancario lo aiutò a esser scelto come uno dei nove membri del governo. Tali personaggi, infatti, venivano selezionati proprio fra le maggiori corporazioni fiorentine.
Il successo e l’influenza del singolo portarono quindi prestigio e ricchezza alla famiglia intera, anche se al nostro Giovanni la sua posizione interessava solo per motivi personali, non per il bene della città. Questo finché, nel 1426, appose il suo voto favorevole per una tassa sulla proprietà, pensata allo scopo di rimpinguare le casse fiorentine. Tale norma non favoriva di certo i proprietari terrieri come lui, ma il suo gesto lo fece amare dai fiorentini, oltre alle opere da lui realizzate: ad esempio, Giovanni de’ Medici diede mandato al Brunelleschi (che non ha bisogno di presentazioni, supponiamo) di ristrutturare la Chiesa di San Lorenzo, che sarebbe dovuta divenire la chiesa di famiglia. Il lavoro fu poi completato sotto suo nipote, insieme alle Cappelle Medicee adiacenti, che oggi ospitano le cripte della dinastia.
Giovanni de’ Medici sposò Piccarda Bueri, e i due insieme ebbero cinque eredi: due di loro morirono giovani, così come anche una terza figlia, alla viglia del suo matrimonio. Sopravvissero solo il primo e il terzogenito, Cosimo e Lorenzo. Furono loro ad ereditare la sua fortuna, ma soltanto Cosimo ottenne la banca e accrebbe il patrimonio familiare. Lorenzo diede inizio al ramo cadetto della Famiglia, detto Popolano (quello di Cosimo era detto di Cafaggiolo).
Anche Cosimo commissionò alcune opere per Firenze, tra cui la cupola della Cattedrale e la biblioteca pubblica in San Marco. Ma non soltanto i Medici desideravano il potere: in città c’erano altre illustri Famiglie, e nessuna di queste era disposta a lasciarsi scavalcare da gente che non aveva neppure una goccia di nobiltà nella sua ascendenza. Per questa ragione, tali famiglie si unirono contro il nemico e, nel 1433, si giunse all’esilio di Cosimo stesso. Egli partì quindi da Firenze e riparò a Venezia, bene accolto dal Doge, e in attesa di ritornare si tenne occupato consolidando i propri rapporti in Europa. Da come si vide poi, il ritiro forzato fu tutt’altro che infruttuoso.
Fece rientro a Firenze dopo appena un anno, più accorto e deciso a riprendere in mano il potere. I fiorentini lo acclamarono come un sovrano, e lui si dedicò a rafforzare ulteriormente la sua posizione, nel contempo occupandosi di arte e cultura. L’amore per queste due discipline accomunò sempre tutti i membri della Famiglia, chi più, chi meno.
Cosimo de’ Medici sposò Contessina de’ Bardi ed ebbe con lei due figli, Piero e Giovanni. Nel frattempo suo fratello Lorenzo era morto prematuramente, e i suoi due figli furono presi in carico proprio da Cosimo.
Dei due eredi di quest’ultimo, solo il primogenito ebbe discendenza. Piero tuttavia regnò appena cinque anni, la sua salute messa a rischio dalla gotta che perseguitava l’intera linea di sangue (anche il padre era morto per la stessa malattia). Il suo fu quindi un regno quasi di passaggio, che avrebbe preparato il terreno ad uno dei maggiori esponenti della Famiglia, nato dall’unione fra lui e Lucrezia Tornabuoni: Lorenzo, detto il Magnifico.
Lorenzo non era però l’unico figlio della coppia. Ebbe infatti sei tra fratelli e sorelle, oltre ad un fratellastro nato da una relazione del padre. Suo fratello, Giuliano, assassinato nel corso della Congiura dei Pazzi fu padre di un futuro pontefice, Clemente VII.
Se Lorenzo era Magnifico in molti aspetti, non aveva tuttavia il talento di mantenere la banca di famiglia, che rischiò di far fallire a causa di prestiti sbagliati. Aveva però altre ambizioni, in primo luogo artistiche e culturali. Fu, infatti, mecenate di artisti come Sandro Botticelli e Michelangelo, oltre che di letterati come Pico Della Mirandola. Il suo matrimonio prestigioso con Clarice Orsini, membro di una delle Famiglie romane più in vista dell’epoca (ne parleremo più avanti), spinse i Medici di un passo più avanti nella scala sociale.
Insieme, Lorenzo e Clarice ebbero dieci figli, tre di questi morti nella primissima infanzia e una a undici anni, già promessa sposa. Tutti contrassero matrimoni prestigiosi, con i Cybo, i Savoia, e uno di essi, Giovanni, divenne papa Leone X.
Erede di Lorenzo fu il primogenito maschio, Piero, ma già prima che salisse al potere i Medici stavano vedendo il declino sia nella loro autorità che nel sostegno popolare. Piero si alienò definitivamente i cittadini, e la sua alleanza con i francesi lo portò fatalmente ad essere esiliato come era capitato al bisnonno. Per fortuna suo fratello, divenuto papa Leone X prese le redini della situazione e sotto di lui Firenze ritornò a splendere nella sua cultura e nella sua arte.
Piero sposò un’altra esponente della Famiglia Orsini, Alfonsina, e con lei ebbe tre figli. Il secondogenito, Lorenzo, fu il padre di Caterina de’ Medici e come abbiamo visto morì poco dopo la sua nascita.
L’ultimo erede del ramo principale dei Medici fu Alessandro, che morì assassinato nel 1537. Era questo un figlio illegittimo, ma non è chiaro se del presente Lorenzo oppure di Giulio de’ Medici, poi divenuto papa Clemente VII. Fosse chi fosse, Alessandro prese il potere di Firenze e lo incentrò sulla sua persona, inimicandosi ancora di più la popolazione. Sposato due volte, dalla seconda moglie Taddea Malaspina ebbe due figli, maschio e femmina, ma il presunto erede era soltanto un bambino e non prese il suo posto.
Fu da questo momento che subentrò il ramo cadetto, il Popolano discendente da Lorenzo. La linea di sangue discendeva dal suo secondogenito, Giovanni: sposato con Caterina Sforza, la Leonessa di Romagna (non temete: verrà anche il suo momento) i due insieme ebbero come figlio colui che passò alla Storia come Giovanni dalle Bande Nere, nato Ludovico. Questo, valente uomo d’arme, ebbe una vita avventurosa, sposò Maria Salviati ed ebbe da lei un unico figlio. Il suo nome era Cosimo I, e fu l’ultimo duca di Firenze e il primo granduca di Toscana.
Cosimo riprese a piene mani il governo di Firenze nonostante la sua appartenenza al ramo cadetto, e nel corso degli anni seppe respingere ogni assalto alla sua autorità. Quando fu per lui tempo di prendere moglie scelse una nobildonna spagnola, Eleonora di Toledo, figlia del marchese Pedro Alvarez de Toledo. Questa splendida fanciulla venne spesso ritratta dall’artista Agnolo Bronzino, sia da sola che in compagnia dei figli.
Sempre parlando di Cosimo, divaghiamo un attimo (ma non del tutto). Qualcuno di voi è nato all’Isola d’Elba, ci vive o ci ha vissuto come chi vi scrive? Bene. Avrete allora sentito parlare di Cosmopoli, che oggi si chiama Portoferraio e che porta ancora i segni del dominio mediceo. Ebbene, avrete già indovinato che fu proprio il nostro Cosimo a ricostruire la fortezza, ad oggi ancora visitabile.
Cosimo ebbe molti figli, undici legittimi e tre illegittimi. Alcuni di questi morirono presto, mentre due (Lucrezia e Virginia) furono mogli di due esponenti della casa d’Este: la prima fu prima moglie di Alfonso II, nipote di Lucrezia Borgia.
Il primo erede fu Francesco I, che sposò Giovanna d’Austria e in seguito Bianca Cappello. Dalla prima ebbe sette figli, ma soltanto due femmine contrassero matrimonio, una con un Gonzaga e l’altra con Enrico IV di Francia, divenendo così regina. Sarebbe diventata la nonna del celeberrimo Re Sole.
La morte prematura di Francesco e la mancanza di eredi maschi portò al potere il fratello minore Ferdinando, che in origine avrebbe dovuto vestire la porpora cardinalizia. In un primo momento mantenne la veste, ma fu costretto ad abbandonarla per sposarsi con Cristina di Lorena, sua parente in quanto nipote di Caterina de’ Medici. Ebbero nove figli, ma due morirono precocemente e una, Maria Maddalena, aveva delle deformità fisiche (o mentali, non si sa con esattezza) e non si sposò mai. L’ultimogenita, Claudia, fu prima duchessa di Urbino e in seguito arciduchessa d’Austria.
Il successore di Ferdinando fu il primogenito, Cosimo II, che regnò per undici anni e cercò sempre di tenersi alla larga dai conflitti, interni ed esterni. Una delle sue occupazioni principali fu l’ampliamento della flotta del granducato, ma acquistò anche alcuni territori (Scansano e Castellottieri, in Maremma, e Terrarossa, in Lunigiana) vedendosi però costretto a cederne altri. Uno di questi fu l’intero territorio dell’Isola d’Elba, che insieme al Principato di Piombino, a Pianosa e Montecristo passò sotto il controllo della Famiglia Appiani.
Sposò un’arciduchessa austriaca, Maria Maddalena d’Asburgo, ed ebbero otto figli. Una di questi, Margherita, fu moglie di Odoardo I Farnese mentre un’altra, Anna, sposò Ferdinando Carlo d’Asburgo.
Suo successore fu Ferdinando II, che una volta trascorso il periodo di reggenza (aveva appena undici anni alla morte del padre) si dedicò a sanare le finanze dissestate del granducato e fu molto vicino alla popolazione, specialmente nel 1630, anno dell’epidemia di peste che costò la perdita del 10% dei cittadini. Fu, inoltre, uno dei principali protettori di Galileo Galilei, anche se non poté fare nulla per attenuare o revocare la sua condanna.
Sposò una Della Rovere, Vittoria, in un matrimonio sostanzialmente fallimentare. Ebbero quattro figli, ma i primi due morirono bambini e sopravvissero solo il futuro erede, Cosimo, e l’ultimogenito, Francesco Maria, nato molti anni dopo.
Cosimo III diede vita al regno più lungo della sua dinastia, ma che pose anche le basi del declino dei Medici, e questa volta in via definitiva. Molto religioso ai limiti del bigottismo, risultato dell’educazione imposta dalla madre, iniziò una sistematica persecuzione della comunità ebraica a Firenze e introdusse diverse leggi atte a scongiurare la prostituzione e la sodomia (e certo non approvava che il figlio minore, Gian Gastone, praticasse questa ultima attività con estremo entusiasmo).
Sua moglie fu una principessa francese, Margherita Luisa d’Orléans, ma le nozze furono un disastro a causa delle loro personalità estremamente distanti. Fra alti e bassi i due misero al mondo tre figli, ma la moglie non sopportava più né lui né la suocera, Vittoria Della Rovere: ottenne quindi di poterlo lasciare e fece vela verso la Francia. Non sarebbe tornata mai più.
Dei suoi tre figli, la sua favorita era l’unica femmina, Anna Maria. Il primogenito Ferdinando aveva visioni del tutto opposte alle sue, e tra padre e figlio c’erano frequenti diverbi. Lo maritò con una principessa bavarese, ma non vennero figli. Anna Maria sposò un Elettore Palatino, Giovanni Guglielmo, ma anche in questo caso non ci furono eredi. Messo alle strette, Cosimo costrinse alle nozze il terzogenito, Gian Gastone, dichiaratamente omosessuale: la sposa era una principessa tedesca, Anna Maria di Sassonia Lauenburg. Per la terza volta, e per ovvi motivi, nessun erede all’orizzonte.
Cosimo era ormai disperato. Cercò quindi di ottenere l’aiuto del fratello minore, Francesco Maria, già cardinale, e gli fece spogliare la veste per sposare una Gonzaga, Eleonora Luisa. Neppure questa volta funzionò, la principessa detestava il marito, che morì dopo due anni di matrimonio.
A questo punto, a Cosimo rimanevano solo l’amata figlia e il più giovane, gli unici ancora in vita. Molto spesso ci si riferisce ad Anna Maria de’ Medici come l’ultima erede della dinastia, e il motivo è proprio quello che abbiamo visto finora. Il padre tentò di evitare in ogni modo che il granducato finisse in mani straniere, e designò la figlia come suo successore con la possibilità di adottare chi le sarebbe succeduto. Inutile dire che le sue ultime volontà non vennero prese in considerazione, e così nel 1723 ascese al potere il maschio, Gian Gastone, come abbiamo già detto senza eredi.
Gian Gastone non era amato dal padre, ma neppure odiato: gli era piuttosto abbastanza indifferente, nonostante avesse diverse buone qualità. Era infatti intelligente e amava studiare, parlava ben sei lingue, oltre ad avere una particolare inclinazione per la scienza e la botanica. Aveva un rapporto molto profondo con la sorella Anna Maria, che rischiò però di incrinarsi quando lei cospirò col padre per cercare una sposa per lui. I risultati furono nulli, come abbiamo già detto.
Probabilmente, nessuno avrebbe dato un centesimo a Gian Gastone come granduca. Egli invece, nonostante non amasse esercitare il potere, abrogò alcune leggi troppo rigide varate dal padre e cominciò a ripensare altre riforme che sarebbero poi state riprese in seguito dal nuovo regnante. Oltre a questo, si occupò dell’istruzione e rimise in onore l’Università di Pisa, creando nuove cattedre e realizzando un osservatorio astronomico. In questo venne aiutato e sostenuto dalla cognata Violante, vedova del fratello Ferdinando.
Dopo la morte di Gian Gastone, fu Anna Maria a prendere in mano le sorti della dinastia ormai estinta. Le successe la casa di Lorena, nella persona di un personaggio che abbiamo già incontrato su queste pagine (anche se abbiamo conosciuto meglio sua moglie e due delle sue figlie). Si trattava di Francesco Stefano, duca di Lorena appunto e sposo dell’Imperatrice Maria Teresa d’Austria.
A questo punto della nostra storia, sorge una domanda: esistono ancora discendenti dei Medici?
Per rispondere occorre, come abbiamo visto in altre occasioni, spaziare nei rami minori. In tempi diversi possiamo contarne sei, ma soltanto due permangono fino ai giorni nostri.
Il primo è il ramo Medici Tornaquinci, staccatosi dal principale nel Trecento, e l’esponente attuale è Giuliano, nato nel 1977. Il secondo è il ramo Medici di Ottajano, nato da Ottaviano, cugino di Cosimo I, ma che si è sviluppato principalmente a Napoli. L’attuale esponente si chiama anche lui Giuliano, che detiene il titolo dal 2015.
Speriamo che anche questo lungo viaggio nella Storia vi sia piaciuto, e che sia stato interessante ripercorrere l’ascesa e la caduta della più grande Famiglia Nobiliare di Firenze e della Toscana. Senza dubbio incontreremo di nuovo alcuni dei personaggi qui visti, e l’appuntamento è sempre qui, su Gli occhi di Lucrezia.
Gli Asburgo
Aprile volge al termine e torniamo a parlare di Famiglie Nobiliari! Avrete senza dubbio sentito parlare della casa regnante degli Asburgo, che abbiamo più volte incontrato anche nelle nostre pagine? Oggi li conosceremo un po’ meglio. Mettetevi comodi: sarà un lungo e bellissimo viaggio.
Come sempre capita nel caso di famiglie tanto longeve, le sue origini non sono chiare, ma una cosa la sappiamo quasi per certo: i primi Asburgo, anche se ancora non si chiamavano così, provenivano dall’Alsazia, come ben sappiamo una regione della Francia. Nebulosi sono i progenitori prima dell’anno 1000, ma possiamo stabilire che mossero i loro primi passi in Europa grazie all’allora potente famiglia tedesca degli Hohenstaufen: questo accadeva, approssimativamente, fra il 1138 e il 1254.
Sicuramente avrete sentito nominare l’impero asburgico, il Sacro Romano Impero, l’impero austro-ungarico. A reggere la corona imperiale nel periodo di cui sopra erano, per l’appunto, gli Hohenstaufen, ma i futuri Asburgo riuscirono ad ottenerla nel 1273, con Rodolfo I. In che modo? Ma naturalmente grazie ad una sapiente rete di matrimoni con le personalità giuste delle famiglie giuste.
I primi territori che riuscirono ad ottenere furono alcune regioni della Svizzera e l’intera Austria, e come ben sappiamo fu proprio questo Paese, in seguito, a rappresentare il fulcro della loro potenza. Quanto al nome, venne deciso in omaggio ad un palazzo che fu il loro primo feudo, situato proprio in Svizzera nel cantone di Argovia. Il nome era Habichtsburg, che divenne poi Habsburg, italianizzato in Asburgo.
Già nel 1232 la famiglia si divise in due sottofamiglie, ognuna con capostipite un fratello: uno era Alberto IV, ritenuto il vero antenato di tutta la dinastia, e l’altro era Rodolfo III, che invece fondò la linea Asburgo Laufenburg. Capitava spesso, del resto, che una coppia imperiale avesse molti eredi e per evitare liti e malumori decidesse di dividere i domini in maniera equa. Non che funzionasse sempre, naturalmente, in quanto diverse volte uno o più eredi prendevano le armi per sottrarre quanto non gli apparteneva: ma valeva sempre la pena tentare.
Tra la seconda metà del 1300 e la prima del 1400 la dinastia si divise nuovamente, anche in questo caso seguendo la linea di sangue di due fratelli. Tuttavia la prima, detta “albertina” dal nome del capostipite Alberto III, durò molto poco, e così si riunì con la seconda, detta “leopoldina” poiché prendeva il nome da Leopoldo III. Sotto Federico III, che regnò come imperatore del Sacro Romano Impero tra il 1415 e il 1493, le due linee confluirono in una.
Da questo momento la dinastia non fece che accrescere il suo prestigio, e lo fece ancora una volta mediante la sua attenta politica matrimoniale. Non a caso il motto degli Asburgo recita “Bella gerunt aliii, tu felix Austria nube” (“Gli altri facciano la guerra, tu felice Austria ti sposi”).
Tutto cominciò con Massimiliano I, figlio di Federico, che si sposò due volte ed ebbe alcune amanti. Ebbe tuttavia solo quattro figli legittimi (e uno era Filippo il Bello, sposo della regina Giovanna la Pazza), oltre alla bellezza di quindici eredi illegittimi. A succedergli fu quindi il suo unico maschio, Filippo appunto, che da Giovanna ebbe sei figli, due maschi e quattro femmine.
Tutti questi figli contrassero matrimoni eccellenti: si imparentarono con i regnanti del Portogallo e della Francia, della Danimarca e dell’Ungheria. L’erede diretto fu il secondogenito, primo maschio, futuro Carlo V: presa in moglie Isabella del Portogallo o d’Aviz, riuscì ad accorpare parte della Spagna nei domini asburgici, diventando re del Paese (l’eredità della madre, rinchiusa per la sua supposta pazzia). Il suo impero era già enorme, e quando ne entrò in possesso aveva appena diciannove anni.
Dal suo matrimonio e da altre donne ebbe un totale di undici figli, anche se soltanto tre dei figli legittimi raggiunsero l’età adulta.
Il sogno di Carlo V sarebbe stato di unire davvero tutti i suoi possedimenti in un unico regno, ma questa si rivelò soltanto un’utopia. Nell’ultimo periodo della sua vita decise quindi di abdicare e dividere nuovamente il potere tra l’unico fratello, Ferdinando, e l’unico figlio maschio e legittimo sopravvissuto, Filippo: il primo prese il suo posto come imperatore, il secondo gli subentrò come re di Spagna, ereditando anche i domini italiani, le colonie americane e i Paesi Bassi. Questa seconda linea di sangue si sarebbe estinta nel 1700, ma ci arriveremo.
Continuiamo però a seguire questa linea: Filippo contrasse matrimonio per quattro volte, le prime due con due cugine e la terza con una nipote, Anna, figlia di Massimiliano II, fratello di Carlo V. All’epoca non si sapeva ancora che sposarsi fra parenti tanto prossimi avrebbe portato, alla lunga, all’indebolimento generale dell’intera stirpe, cosa che si manifestò proprio con l’ultimo regnante spagnolo, e che portò all’estinzione del ramo.
Anche Filippo ebbe undici figli, ma di questi ne sopravvissero solo quattro: gli altri morirono bambini o nacquero morti. Di questi, due erano maschi ma il primo, don Carlos, non si sposò mai e non ebbe figli.
L’unico suo erede effettivo, quindi, fu il figlio Filippo III, che sposò Margherita d’Austria Stiria e dei suoi otto figli ne vide crescere solo cinque. La maggiore di questi divenne Anna d’Austria, sposa di Luigi XIII di Francia e madre del Re Sole: e il suo erede fu il terzogenito, Filippo IV.
Filippo si sposò due volte, ed ebbe in totale quindici figli tra legittimi ed illegittimi. Il suo primo matrimonio però non fu fortunato, in quanto degli otto eredi soltanto una raggiunse l’età adulta, Maria Teresa, che sposò il cugino, il Re Sole. Le sue seconde nozze gli fruttarono invece due dei cinque eredi divenuti adulti, un maschio e una femmina: ma Margherita Teresa era una ragazza fragile che sposò lo zio, Leopoldo I, e morì giovane dopo una serie di gravidanze, la maggior parte concluse con aborti o bambini nati morti. Carlo II invece era la personificazione dei danni che avevano causato i matrimoni endogamici all’interno della stessa famiglia: debole e perennemente ammalato, iniziò a parlare tardi e a camminare ancora più tardi, era affetto da epilessia e soffriva di frequenti e fortissime emicranie. Per tutti questi motivi passò alla storia con il soprannome di Carlo lo Stregato, le cronache del tempo ritenendo che fosse vittima di una maledizione. Né la sua mente era messa molto meglio, anche se su questo le fonti rimangono discordanti. Si sposò due volte, ma i suoi gravi problemi di salute gli impedivano di avere figli, e con lui si estinse quindi il ramo spagnolo degli Asburgo.
Ora possiamo tornare al ramo principale, che come dicevamo poco sopra proseguì attraverso Ferdinando I. Prese in moglie Anna Jagellona, erede del regno di Boemia e Ungheria, e la loro discendenza fu imponente: quindici figli, di cui ne sopravvissero addirittura tredici, un caso unico nella Storia di quel periodo. Una di loro, Barbara, l’undicesima andò sposa ad Alfonso II d’Este, figlio di Alfonso I e di Lucrezia Borgia.
Il suo erede diretto fu il secondogenito Massimiliano II, che sposò la figlia di Carlo V, Maria, ed ebbe sedici figli, otto divenuti adulti. La primogenita era Anna, che abbiamo visto qui sopra sposò lo zio, Filippo II. Anche Alberto, il decimo, sposò una cugina, sorella di Anna e figlia di Filippo II, mentre Elisabetta, la quinta, fu sposa del re Carlo IX di Francia.
Erede di Massimiliano sarebbe dovuto essere Rodolfo, il primo maschio sopravvissuto, ma poiché non lasciò eredi gli successe il fratello Alberto, che in origine avrebbe dovuto intraprendere la carriera religiosa. Dalla cugina neppure lui ebbe figli, né ne aveva avuti un altro fratello, Mattia: a salire al trono fu quindi un cugino, Ferdinando II, figlio di Carlo II.
Ferdinando ebbe sette figli solo dal primo dei suoi due matrimoni, e a succedergli fu Ferdinando III, uno dei due maschi. Questi si sposò tre volte, la prima con una cugina, ed ebbe un totale di undici figli. Il primogenito, suo omonimo, morì ad appena vent’anni a causa del vaiolo, che in quel periodo devastava l’Europa: prese dunque il suo posto il fratello minore, poi Leopoldo I, che come abbiamo già visto sposò per prima la nipote Margherita Teresa. Solo una dei loro quattro figli superò l’infanzia, e Margherita morì gettandolo nella disperazione. Le sue seconde nozze, con un’altra cugina furono ugualmente catastrofiche, con due figlie morte bambine: le terze infine, con una principessa palatina, diedero vita a dieci figli di cui ne sopravvissero sette.
L’erede legittimo, Giuseppe I, sposò Guglielmina di Brunswick Lüneburg ma soltanto le due femmine divennero adulte. In Austria vigeva però la legge salica, e non era concesso alle donne di salire al trono, così a nulla valsero i tentativi della figlia maggiore, Maria Giuseppa, di subentrare al padre dopo la sua morte: lei e la sorella Maria Amalia si videro scavalcare dallo zio, fratello del padre, Carlo VI.
Ma sarebbe stata un’altra donna a cambiare questo stato di cose, e si trattava proprio della figlia di quest’ultimo: il suo nome forse vi dirà qualcosa. Era Maria Teresa, e nel 1740 grazie alla Prammatica Sanzione diventava la prima imperatrice del Sacro Romano Impero.
A lei abbiamo dedicato un’ampia pagina all’inizio della nostra avventura, perciò eviteremo di dilungarci troppo. L’assenza di fratelli e il suo sesso le avrebbero reso impossibile trasmettere il suo titolo, e per questo il padre prese sotto la sua ala Francesco di Lorena, che sarebbe poi diventato suo genero. Insieme i due ebbero, come ben sappiamo, sedici figli, e inaugurarono la linea dinastica degli Asburgo Lorena. A parte la celeberrima Maria Antonietta e Maria Carolina, regina di Napoli e delle Due Sicilie, altri figli degni di nota furono i futuri imperatori Giuseppe II e Leopoldo II e Maria Amalia, duchessa di Parma. Suo figlio Ferdinando, quattordicesimo, sposò Beatrice d’Este e con lei fondò la linea Asburgo Este. E se siete riusciti a seguirci in questa complicata ragnatela di parentele, sarete arrivati a comprendere che anche Maria Antonietta e Luigi XVI, suo marito, finivano per essere cugini, seppur alla lontana.
Giuseppe II si sposò due volte ma ebbe solo due figlie morte bambine, così lasciò il potere al fratello Leopoldo. Quest’ultimo imitò i genitori avendo, dalla moglie Maria Luisa di Spagna, sedici eredi, e ne morirono nell’infanzia soltanto due. Suo erede fu il figlio Francesco II, che si sposò quattro volte ed ebbe dodici figli. La primogenita avuta dal secondo fu Maria Luisa, prima moglie di Napoleone Bonaparte.
La maggior parte dei suoi figli erano femmine, e l’unico maschio sopravvissuto fu Francesco Carlo: egli era però poco interessato alla politica, e resse il trono solamente per il tempo necessario a veder crescere fino ai diciotto anni il figlio maggiore, Francesco Giuseppe. Noi, però, lo abbiamo sempre conosciuto come Franz, e lo incontreremo più avanti in compagnia della sua sposa: Elisabetta in Baviera, altrimenti detta Sissi.
Franz e Sissi ebbero quattro figli, ma solo un maschio: per di più questo, Rodolfo, sposato con Stefania del Belgio ebbe un’unica figlia, e in seguito venne ritrovato morto insieme all’amante Maria Vetsera a Mayerling, ufficialmente per suicidio.
Ancora una volta, quindi, la linea dinastica si trovava senza eredi diretti. In un primo momento fu Carlo Ludovico, fratello di Franz, a scalare la genealogia, in seguito suo figlio, Francesco Ferdinando: sì, proprio l’arciduca assassinato a Sarajevo, di cui ci siamo occupati nella pagina dei Fatti Storici.
Alla morte di Francesco Ferdinando Franz, ormai anziano, decretò come suo erede un altro nipote, Carlo I, che in origine sarebbe dovuto essere solo quinto nell’asse ereditaria. Salito al trono a ventisette anni e praticamente alle porte della Prima Guerra Mondiale, si ritrovò in una situazione assai difficile e alla fine del conflitto fu costretto a rinunciare ad ogni potere. Si ribellò alcune volte, provò a riconquistare il trono perduto e infine, insieme alla moglie Zita di Borbone Spagna, venne mandato in esilio nell’isola portoghese di Madeira, dove terminò i suoi giorni (un po’ come capitò ai Savoia dopo la Seconda Guerra Mondiale). Per impedire qualsiasi altra grana futura venne promulgata la Legge Asburgica, che condannava all’esilio anche qualsiasi discendente della casata che non accettasse la sopravvenuta repubblica. Così il Sacro Romano Impero, ormai impero austro-ungarico si dissolse, e… il resto lo sappiamo.
Non per questo, però, la dinastia non ha continuato a prosperare. Carlo e Zita ebbero otto figli, nati fra il 1912 e il 1922: tutti ebbero vita lunga, e l’ultimo di loro ha lasciato il mondo nel 2011. Si trattava, paradossalmente, del maggiore, Otto.
I loro figli sono naturalmente ancora fra noi, e ad oggi il capo della casa d’Asburgo è suo figlio, Carlo, nato nel 1961. Sposato con Francesca Thyssen-Bornemisza, hanno avuto tre figli, due femmine e un maschio.
Una famiglia, insomma, che ha governato l’Europa per sei secoli e i cui esponenti, ancora oggi, vivono e prosperano a ricordare i tempi in cui gli Asburgo sono davvero stati grandi. I segni del loro potere sono sparsi un po’ ovunque in Europa, ma senza dubbio molto di più in Austria e nella sua capitale: due sono i palazzi simbolo del regno perduto. Uno è senza dubbio Schönbrunn, nella periferia ovest di Vienna, che fu residenza imperiale dal 1730 al 1918. L’altro è la Hofburg, edificato addirittura nel 1279, che oggi ospita ancora musei e mostre dedicate al potere imperiale: una parte di esso è però impiegato dal presidente austriaco. Né possiamo ignorare la Chiesa di Sant’Agostino (Augustinekirche), che vide celebrati molti matrimoni asburgici, e ospita una cripta di nome Herzgruft contenente i cuori di 54 membri della dinastia. E concludiamo con la Chiesa dei Cappuccini (Kapuzinerkirche), famosa soprattutto per proteggere nei suoi sotterranei, nella cosiddetta Cripta Imperiale, i sarcofagi di 150 esponenti della famiglia imperiale, come ad esempio la stessa Maria Teresa e alcuni dei suoi figli.
Gli Este
Marzo termina (e buona Pasqua a tutti voi!) e noi torniamo a parlare di Famiglie Nobiliari! Oggi ci occuperemo degli Este, o Estensi, stirpe che governò Ferrara per circa un secolo (ma non soltanto). La loro storia, però, era iniziata molto prima. Vediamo come e quando.
Come sempre accade in questi casi non ci sono certezze, ma si pensa che le origini degli Este vadano ricercate negli Obertenghi, signori di Milano e della Liguria occidentale: siamo alla fine del X secolo. Il primo personaggio di questa dinastia pare sia stato Oberto II, la cui morte risale al 972. Egli era marchese di Sicilia e principe del Sacro Romano Impero, ma la vera e propria linea estense iniziò con il suo pronipote Alberto Azzo II, nato nel 996 e morto nel 1097, che decise di prendere il suo nome proprio dalla città di Este, che si trova in provincia di Padova. Fu il primo marchese d’Este.
Alberto Azzo ebbe tre figli, e il primogenito, Guelfo, ricordato in seguito come Guelfo IV venne adottato dallo zio, fratello della madre Cunegonda, di origini tedesche. Lo zio, suo omonimo, non aveva infatti figli legittimi e fu quindi costretto ad agire in questo modo perché la sua dinastia non si estinguesse.
A perpetrare invece la neonata famiglia estense fu il terzogenito di Alberto Azzo, Folco, che da disposizioni testamentarie del padre ottenne per intero i domini della famiglia mentre i fratelli prendevano strade diverse: il secondogenito, Ugo, si trasferì in Francia e qui venne creato conte della contea del Maine.
Qui però la domanda sorge spontanea: come giunsero gli Este da Milano a Ferrara? È presto detto.
Nei nostri precedenti appuntamenti con le Famiglie Nobiliari abbiamo visto come in quel periodo l’Italia fosse divisa in diversi paesi e regni, grandi e piccoli. La città di Ferrara era particolarmente ambita, probabilmente per la vicinanza al fiume Po, che portava ad una serie di facilitazioni a livello commerciale. Altre famiglie avrebbero voluto impossessarsene, e tra queste i Canossa, i Salinguerra e i Torelli. Gli Este si fecero avanti con una proposta di matrimonio: lo sposo sarebbe dovuto essere Azzo VI, bisnipote di Folco, e la sposa Marchesella Adelardi, erede dell’attuale signore di Ferrara. Non sappiamo se le nozze siano effettivamente state celebrate, ma appare quasi certo che la fanciulla morì presto, e forse da moglie, se dopo la sua morte Azzo VI ereditò la signoria. Dovette però subentrare, circa vent’anni dopo, il figlio Azzo VII per ottenere definitivamente il dominio della città.
Gli Estensi però non si accontentavano di Ferrara, acquisirono anche il dominio di Modena e di Reggio Emilia: la prima apparteneva allo Stato della Chiesa, rendendo i marchesi feudatari dello Stato Pontificio, mentre le seconde erano ancora sotto il controllo del Sacro Romano Impero.
È a Ferrara però, come sa bene chi ci vive e chi l’ha visitata almeno una volta (e chi vi scrive comprende questi ultimi, e vi consiglia caldamente di andarci) che la presenza degli Este si fa sentire moltissimo ancora oggi. Ne è un esempio il Palazzo Ducale, senza dubbio il maggiore manifesto all’antico potere nobiliare, che iniziò la sua costruzione proprio intorno al 1264. Com’è ovvio questa struttura vide diversi cambiamenti: Niccolò II, vissuto fra il 1338 e il 1388, fu uno dei maggiori fautori del suo ampliamento, fortificandolo a seguito di una rivolta popolare avvenuta pochissimi anni prima della sua morte e con l’intenzione di scongiurarne altre. Non era però neppure quella la sua forma definitiva, che venne raggiunta circa due secoli dopo da Ercole I. Ci arriveremo.
Niccolò aveva avuto una sola figlia, femmina, e a succedergli quindi fu Alberto V, suo fratello minore. Dal suo primo matrimonio Alberto non ebbe alcun figlio, così in seconde nozze sposò la sua amante, Isotta Albaresani, già madre di un figlio suo, Niccolò III.
Niccolò era stato legittimato con regolare bolla pontificia, ma ugualmente c’era chi riteneva che non dovesse aver diritto a succedere al marchesato. L’oppositore in questo caso era Azzo X, i cui ardori guerreschi furono però spenti abbastanza presto: Niccolò III iniziò quindi il suo percorso da regnante, che pare fu molto fruttuoso. Riuscì infatti ad ingrandire il ducato e ad estinguere il debito con Venezia che tormentava da un po’ la città.
Una particolarità di Niccolò III era, pare, la vita amorosa. Si sposò tre volte, ma ebbe innumerevoli amanti e diversi figli illegittimi, tanto che a Ferrara si diceva che “di qua e di là dal Po, son tutti figli di Niccolò”. E avete mai sentito parlare della leggenda di Ugo e Parisina?
La riassumiamo in breve. Ugo era uno dei molti figli di Niccolò, illegittimo, nato dalla sua relazione con Stella de’ Tolomei. Parisina non si chiamava davvero Parisina, ma Laura, ed era un’esponente della nobile famiglia dei Malatesta. Niccolò aveva da poco perso la prima moglie, Gigliola da Carrara, e in seconde nozze sposò quindi Laura, più o meno coetanea di Ugo. I due, matrigna e figliastro, si conobbero nel corso delle trattative di nozze, e in seguito si frequentarono in diverse occasioni: non sappiamo esattamente come, ma fra i due nacque un sentimento che ben presto sfociò in adulterio. Niccolò lo scoprì e ordinò l’assassinio dei due sfortunati amanti, inizialmente imprigionati nelle prigioni del Palazzo Ducale (visitabili ancora oggi) e in seguito decapitati. La terribile vicenda ebbe ampio risalto nella letteratura successiva.
Di tutti i figli di Niccolò, i quattro legittimi erano due maschi e due femmine. Per la sua successione egli scelse però due dei suoi illegittimi, Leonello e Borso, fratelli naturali di Ugo (e quindi figli di Stella de’ Tolomei). Entrambi personaggi validi e carismatici, mutarono Ferrara nel centro della cultura e dell’arte del tempo, e Borso riuscì ad ottenere dall’imperatore Federico III i titoli di duca di Modena e Reggio e di conte di Rovigo, oltre che da papa Paolo II quello di duca di Ferrara. Così la città passò da marchesato a ducato.
Borso, fratello minore, successe a Leonello ma non prese moglie, e non ebbe neppure figli illegittimi. Per fortuna, come abbiamo visto gli eredi non mancavano: a prendere il suo posto fu quindi il primo fratello legittimo (il primo maschio, ecco) che divenne Ercole I. Si tratta del padre di due celebri principesse dell’epoca, Beatrice d’Este (moglie di Ludovico il Moro) e Isabella d’Este, marchesa di Mantova come sposa di Francesco Gonzaga. Di loro parleremo più avanti nella pagina Donne nella Storia: e loro fratello era Alfonso I, terzo marito di Lucrezia Borgia. A lei, come ricorderete, abbiamo già dato ampio spazio.
Degni di nota sono anche gli altri figli di Ercole I, che ebbe come il padre alcuni figli illegittimi. Uno di questi, Giulio, era figlio di Isabella Arduino e si rese protagonista di un triangolo amoroso con il fratellastro Ippolito, cardinale, e Angela Borgia, cugina di Lucrezia. La rivalità con Ippolito si concluse con un’aggressione che rischiò di far perdere la vista a don Giulio, ma il fratello Alfonso non volle fare giustizia, limitandosi ad un aspro rimprovero. Giulio così si unì ad un altro fratello, Ferrante, e ad alcuni compagni in una congiura per assassinare Alfonso. La sgangherata banda venne presto scoperta, i complici giustiziati, mentre i due fratelli furono condannati al carcere. Ferrante rimase rinchiuso per 34 anni prima di morire nel 1540: Giulio, più giovane e in salute (seppur sfregiato), scontò ben 53 anni di detenzione prima di venir graziato dal nipote, Alfonso II, nipote di Alfonso e di Lucrezia Borgia, figlio del loro figlio Ercole II. Anche la cella di don Giulio è visitabile al Palazzo Ducale.
Se Ercole I era stato un uomo di cultura, suo figlio Alfonso era più portato al mestiere delle armi. Sono del suo periodo i contrasti con i pontefici, prima Alessandro VI (ma prima che diventasse suo suocero) ed in seguito Giulio II, corredato questo da una scomunica che solo la morte del Santo Padre fece decadere. Seppe però “recuperare” con altre due scomuniche, ad opera di Leone X e di Clemente VII.
Sposato due volte, come abbiamo detto, ebbe sei figli da Lucrezia Borgia, ma soltanto quattro raggiunsero l’età adulta. Il suo successore fu Ercole, divenuto Ercole II, che sposò la figlia del re di Francia Luigi XII, Renata di Francia, avendone cinque figli. Uno di questi era per l’appunto Alfonso II, di cui parlavamo poco sopra.
Alfonso convolò a nozze ben tre volte, legandosi rispettivamente con i Medici, gli Asburgo e i Gonzaga. Da nessuno di questi matrimoni ebbe però figli, e questo aprì naturalmente il grave problema della successione. In assenza di eredi legittimi, quindi, il ducato passò definitivamente sotto il controllo dello Stato Pontificio.
Questo però non significa che la dinastia fosse estinta: gli Este restarono duchi di Modena e Reggio sino all’Ottocento, e i suoi discendenti sono ben presenti anche oggi, pur se privi di domini.
E come abbiamo già visto nei precedenti appuntamenti, anche la dinastia Este ha i suoi bravi rami cadetti. Cominciamo con gli Este di San Martino, iniziati nel 1490 e terminati nel 1752. Proseguiamo con gli Este di Montecchio, linea molto breve durata appena qualche decennio (1534-1597). Concludiamo con gli Este di Scandiano, iniziata nel 1643 e terminata nel 1725. E non possiamo non parlare della grande linea Asburgo Este, nata dall’unione fra la casa d’Austria (nella persona di Ferdinando, figlio dell’imperatrice Maria Teresa) e gli Este con Maria Beatrice, figlia di Ercole III e di Maria Teresa Cybo Malaspina. L’anno era il 1771, e la nidiata di dieci figli della coppia proseguì la dinastia sino all’anno dell’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando, come abbiamo raccontato qualche tempo fa nella pagina dei Fatti Storici. L’ultimo Asburgo Este però è ancora fra noi, si chiama Lorenzo ed è nato nel 1955: sposato con Astrid del Belgio, ha cinque figli e tre nipoti, figli del suo primogenito Amedeo (nato nel 1986). Una delle dinastie più importanti d’Italia, che ancora prospera sempre nel ricordo della sua prestigiosa storia.
I Savoia
Sapevate che la dinastia sabauda è una delle più antiche d’Europa? Le sue origini sembra che possano essere ritrovate nientemeno che prima dell’anno 1000, per l’esattezza nel 998. Infatti il primo Savoia di cui si abbia memoria, pare, sarebbe un tale Bertoldo, Beroldo o Geroldo, che però era soltanto duca. In seguito venne fatto conte di Savoia, e gratificato come dono da Rodolfo III di Borgogna di due regioni della Francia: una era la Moriana, oggi nella zona del Rodano-Alpi, e l’altra era appunto la Savoia, nelle Alpi Occidentali.
Ma abbiamo parlato di duchi? Come è arrivata questa illustre famiglia, da regnare in due regioni francesi a diventare re d’Italia? Ci arriviamo.
Dai suoi due matrimoni questo personaggio ebbe un unico figlio, che passò alla Storia come Umberto Biancamano. Egli, valente uomo d’armi, ebbe quattro eredi, e con loro cominciò la vera fortuna della dinastia. Infatti il secondogenito, Oddone, si unì in matrimonio con Adelaide di Susa, figlia di Olderico II, che gli portò in dote diversi domini in Piemonte. Come ben sappiamo, la città di Torino è strettamente legata alla dinastia sabauda.
In totale sono diciannove i conti di Savoia, e l’ultimo fu Amedeo VII, passato alla Storia come il Conte Rosso. Morì nel 1391, e gli successe il figlio, Amedeo VIII, che invece fu il primo Duca. A differenza dei suoi predecessori non era un uomo d’arme, ma preferiva le lettere e per un periodo di sette anni fu addirittura Papa, con il nome di Felice V. Questo dopo essersi sposato e aver avuto nove figli, tra cui il suo successore, Ludovico. Di indole debole e poco polso, l’atto più rivoluzionario del suo governo fu l’acquisto della Sacra Sindone, ancora oggi esposta nel Duomo di Torino. Per non parlare del suo contributo alla successione, coi suoi diciotto figli. Tra questi Bona, sposa di Gian Galeazzo Sforza che abbiamo incontrato alla fine di gennaio.
I duchi di Savoia furono invece quattordici, e fra questi quattro morirono molto giovani, alcuni per sospetto avvelenamento. Uno aveva appena cinque anni.
L’ultimo duca di Savoia fu Carlo Emanuele II, morto nel 1675. Il suo successore, Vittorio Amedeo II, aveva nove anni e fu insignito anche lui del titolo di duca, ma dopo aver sposato Anna d’Orléans, figlia del fratello del Re Sole, avendone dieci figli decise di fare piazza pulita dell’invasore francese e prese per sé Pinerolo, Torino, il Monferrato, la Lomellina, l’Alessandrino, Bardonecchia e le Langhe. Aveva ottenuto anche la Sicilia, ma volle scambiarla con la Sardegna e il titolo di re di Sicilia con quello di re di Sardegna. La maggiore delle sue figlie, Adelaide, sarebbe diventata la madre del re di Francia Luigi XV, nonno del re ghigliottinato durante la Rivoluzione Francese.
I re di Sardegna furono sette, ma il sesto, Carlo Felice, non ebbe alcun figlio e con lui si estinse il ramo principale della dinastia. Ad essere eletto settimo re di Sardegna fu dunque Carlo Alberto di Savoia Carignano, uno dei rami cadetti: a questo apparteneva Maria Teresa, principessa di Lamballe, intima amica della regina Maria Antonietta e per questo assassinata durante la Rivoluzione. Carlo Alberto morì nel 1849, lasciando tre figli.
Veniamo dunque ai re d’Italia. Il primo fu Vittorio Emanuele II, figlio di Carlo Alberto, nato nel 1820 e che divenne re all’età di 41 anni grazie anche all’aiuto di Camillo Benso, conte di Cavour. Garibaldi aveva nel frattempo unito l’Italia, che divenne un unico Paese che necessitava di un sovrano.
A succedergli fu il figlio Umberto I, che venne ucciso da un anarchico nel 1900. Il suo unico figlio, Vittorio Emanuele III, è stato probabilmente uno dei più controversi, in quanto si ritrovò a regnare a cavallo di due Guerre Mondiali. Fu anche il primo re a morire in esilio, ad Alessandria d’Egitto, nel 1947: dalla moglie Elena del Montenegro, amatissima dal popolo, ebbe un maschio e tre femmine. Il maschio era naturalmente Umberto II, detto Re di Maggio perché incoronato in questo mese e per il suo brevissimo regno: salito al trono nel 1946, dopo l’abdicazione del padre, venne dichiarato decaduto poco più di un mese dopo. Aveva sposato Maria José del Belgio, e insieme avevano avuto quattro figli: l’unico maschio, Vittorio Emanuele III, ci ha lasciati all’inizio di febbraio a Ginevra, in Svizzera, dove continuava a vivere nonostante la decadenza dello stato di esiliato. Occorre affermare che la sua morte è stata accolta quasi con indifferenza da gran parte del popolo italiano, forse a causa delle innumerevoli gaffes e passi falsi avvenuti nel corso degli anni. Suo figlio, Emanuele Filiberto, erede presuntivo del Regno d’Italia ha invece avuto due figlie femmine, Vittoria nel 2003 e Luisa nel 2006.
Come abbiamo già visto per gli Sforza, anche la dinastia dei Savoia conta alcuni rami minori. Il primo da menzionare è senza dubbio quello dei Savoia-Aosta, cominciato con Amedeo Ferdinando (1845-1890), di cui l’ultimo erede presuntivo è Aimone, cugino di Emanuele Filiberto e suo rivale nella successione dinastica. Ricorderete senza dubbio la querelle ancora aperta fra i due, per di più per un trono che non esiste più.
Di poco successivo è il ramo Savoia-Genova, iniziato con Ferdinando, padre di Margherita (che ha prestato il suo nome all’ospedale pediatrico di Torino), e conclusosi nel 1996 con la morte senza figli di Eugenio, l’ultimo erede.
Dei Savoia-Carignano abbiamo già detto: passeremo quindi ai Savoia-Villafranca-Soissons, iniziato nel 1634 con Eugenio Maurizio e che tuttora sopravvive. Il suo esponente più di spicco è senza dubbio Eugenio, condottiero soprannominato il Gran Capitano e che morì nel 1736 dopo una vita densa di successi militari e altrettante onorificenze.
Il ramo Savoia-Acaia è decisamente più antico, e risale addirittura al 1278, con Filippo. Fu però anche il più breve, perché egli ebbe solo un figlio illegittimo, che prese il nome del sottoramo Savoia-Racconigi. Questo si estinse nel 1605, con Bernardino II.
Anche il ramo Savoia-Vaud, che dominava sui cantoni svizzeri di Vaud e Friburgo (una baronia, in questo caso) ebbe vita breve, fondato nel 1286 ed estinto nel 1359, assorbito da altri domini della stessa Casa.
I Savoia-Nemours furono invece più longevi, fondato nel 1514 con Filippo e proseguito fino al 1659 con la linea maschile (Enrico II) e fino al 1724 con quella femminile (Maria Giovanna).
Anche se di fatto il titolo non esiste più se non in maniera nominale, non si può negare che i Savoia abbiano lasciato diverse tracce di loro sul territorio italiano. La maggior parte delle loro residenze si trova naturalmente a Torino, anche perché prima capitale d’Italia. Queste residenze sono oggi Patrimonio dell’Umanità per l’UNESCO, e nominarle tutte sarebbe un’impresa ben difficile: ci limiteremo a segnalare il Teatro Regio, Palazzo Chiablese e Palazzo Carignano nella città di Torino, mentre nei suoi dintorni la Reggia di Venaria, il Castello del Valentino, la Palazzina di Caccia di Stupinigi e il Castello di Racconigi.
Terminiamo con il motto dei Savoia, una sigla, FERT: il significato preciso è ignoto, ma pare si tratti dell’acronimo del latino Fortitudo Eius Rhodum Tenuit, tradotto con “La Forza di Lui Tenne Rodi”. Ad oggi, però, il mistero sul vero significato rimane.
Insomma, che ci piaccia o meno i Savoia fanno ancora parte della nostra Storia, e la loro è di fatto anche la nostra.
Gli Sforza
Inauguriamo oggi una nuova pagina del mio blog, Famiglie Nobiliari! Cominceremo dalla nobile stirpe degli Sforza, una delle famiglie più potenti di Milano.
Il primo Sforza che si ricordi, colui che diede il via all’intera stirpe, non era però milanese, ma originario della Romagna (per l’esattezza di Cotignola, provincia di Ravenna). Si trattava di un capitano di ventura, di nome Muzio Attendolo, nato nel 1369. Egli era al servizio dei re angioini di Napoli, e aveva come soprannome proprio Sforza, sottolineando così il suo vigore in battaglia. Da qui tutti i suoi discendenti acquisirono questo attributo come cognome, e il motto che li avrebbe poi contraddistinti, Merito et Tempore.
Muzio Attendolo si sposò tre volte ed ebbe almeno sei figli, ma anche alcune amanti e numerosi figli illegittimi. Il maggiore di questi ultimi, Francesco, nato nel 1401, è senza dubbio una delle personalità più illustri all’interno del ramo dinastico.
Condottiero come il padre, combatté sotto diverse bandiere, ma a fare la sua fortuna fu l’arrivo a Milano, sotto Filippo Maria Visconti. Il ragazzo era bene educato, avendo frequentato la corte di Ferrara sotto Niccolò III d’Este, e dopo un breve matrimonio (la sposa, Polissena Ruffo, morì dopo due anni dando alla luce una figlia che sarebbe vissuta pochissimo) cominciò la sua vita militare.
Filippo Maria Visconti aveva solamente una figlia, illegittima, avuta con l’amante Agnese Del Maino. La giovane, Bianca Maria, era quindi l’unica erede del ducato di Milano, e nonostante avesse ventiquattro anni di meno (era nata nel 1425) di Francesco, il padre gliela destinò come sposa.
La coppia si sposò, dopo diverse traversie, nel 1441, a Cremona. Filippo Maria morì circa sei anni dopo, e a questo punto nulla più si interponeva tra Francesco Sforza e il dominio del ducato… in apparenza.
Nella realtà, come ben sappiamo in quegli anni la penisola era dilaniata da numerosi conflitti interni. Si può dire quindi che fu il popolo a decidere da chi farsi guidare in quel 1450, in quanto i milanesi, ormai ridotti allo sfinimento dalle carestie e dalla stessa “danza delle poltrone”, si sollevarono in massa e aprirono loro stessi le porte a Francesco Sforza, che stava assediando la città in contrapposizione con la Serenissima di Venezia.
Francesco e Bianca Maria ebbero insieme nove figli, e diedero così il via al ramo principale della famiglia Sforza. Tra questi il suo successore, il maggiore, Galeazzo Maria, e Ludovico il Moro: quest’ultimo avrebbe sposato Beatrice d’Este, sorella di Isabella e figlia di Ercole I. Ma diede anche vita ad alcuni rami minori della dinastia. Ad esempio, quello di Borgonovo (dal nipote Sforza Secondo, figlio di suo figlio Francesco), quello di Pesaro (dal figlio Alessandro: da qui proveniva Giovanni Sforza, primo marito di Lucrezia Borgia) e quello di Santa Fiora (dal figlio Bosio).
Quanto a Galeazzo Maria, sposò Bona di Savoia ed ebbero quattro figli, ma probabilmente ad essere più famosa fu Caterina Sforza, la leonessa di Romagna, avuta con l’amante Lucrezia Landriani. Di lei parleremo più avanti, poiché la sua vita richiede un capitolo a parte.
L’erede diretto di Galeazzo fu il primo figlio legittimo, Gian Galeazzo. Egli fu costretto a salire al potere ad appena sette anni, dopo l’assassinio del padre ad opera di una congiura di nobili milanesi. La madre esercitò la reggenza per lui per un periodo, ma Ludovico il Moro non aveva alcuna intenzione di attendere il proprio turno per governare: tagliata fuori la cognata, fece rinchiudere sia lei che il giovane nipote, di fatto governando al suo posto. Per salvare le apparenze gli procurò una sposa, Isabella d’Aragona, e i due ebbero tre figli. Gian Galeazzo morì però molto giovane, appena venticinquenne, e a lungo tempo si sospettò per avvelenamento, magari proprio per mano dello zio: ma occorre qui specificare che il ragazzo soffriva di una patologia intestinale, per di più straviziava nel bere e nel mangiare. La questione, dunque, rimane irrisolta, e una sola cosa è certa: il 21 o il 22 ottobre 1494 Ludovico il Moro e Beatrice d’Este entravano a Milano da duca e duchessa, mettendo da parte gli eredi legittimi, i figli di Gian Galeazzo.
Questo fu il periodo di massimo splendore del ducato, e ogni libro di storia ha magnificato Ludovico il Moro per la sua generosità, il suo carisma e il suo amore per ogni tipo di arte. Quanto alla storia politica, appare chiaro che molta della sua abilità gli venisse invece dalla moglie Beatrice, che non aveva nulla da invidiare alla sorella Isabella su questo fronte (anche a Beatrice d’Este dedicheremo un capitolo a parte).
Ludovico e Beatrice ebbero due figli, ma anche lui non si fece mancare amanti e relativi figli illegittimi. Da lui nacque anche un ramo minore, quello dei marchesi di Caravaggio, iniziato con il figlio Giovanni Paolo (avuto da Lucrezia Crivelli) e durato sino al 1717.
A succedere al Moro fu il primo figlio legittimo, Massimiliano, che si trovò protagonista di una lotta intestina dopo la morte della madre e l’incarceramento del padre. Salì sul trono ducale nel 1512, a circa diciotto anni. Il suo regno non fu degno di nota e non prese neppure moglie: pressato dalle influenze straniere, a trentasette anni venne mandato in esilio a Parigi e qui morì, nel 1530.
Prese il suo posto nel ducato il fratello minore, Francesco II, che fece un matrimonio prestigioso: nientemeno che con Cristina di Danimarca, figlia del re Cristiano II. Purtroppo la coppia non ebbe figli, e si estinse in tal modo il ramo principale della famiglia Sforza. La signoria di Milano passò quindi sotto il controllo degli Asburgo, nella persona di Carlo V e dei suoi successivi eredi.
Fra i rami cadetti ricordiamo gli Sforza-Cotignola (estinto nel 1624), e diversi altri confluiti negli Sforza-Cesarini, unico ramo ancora esistente e quindi con discendenti ancora in vita. Senza dubbio, in conclusione, la dinastia che rese davvero potente Milano, una magnificenza che nessun governo straniero, in seguito, riuscì più a restituirle: non è un caso se nel capoluogo lombardo la loro presenza si sente ancora moltissimo, come prova il Castello Sforzesco, precedentemente Castello Visconteo, ancora visitabile e uno dei simboli della città.






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