Concluso anche il secondo volume della Recherche, con sottotitoli La parte dei Guermantes e Sodoma e Gomorra. In questo caso la lettura è stata più scorrevole, forse perché si conoscono già la maggior parte dei personaggi e ci sono ben chiari i loro ruoli.

È passato qualche tempo dall’estate trascorsa a Balbec dal nostro Narratore, non sappiamo quanto: sappiamo però che non è più adolescente ma non è nemmeno adulto, è insomma un giovane uomo. La sua famiglia ha cambiato casa, sempre a Parigi ma in un’altra via, nella palazzina appartenente a Monsieur e Madame de Guermantes. Il nostro eroe partecipa ad una prima teatrale e incontra, seppur a distanza, la signora: da quel momento in poi il suo cuore apparterrà a lei, tanto da scoprire dove effettua le sue passeggiate e fare così in modo di incontrarla. Provocandole anche, è il caso di dirlo, una certa dose di fastidio.

Ritorna poi in scena Saint Loup, amico conosciuto dal Narratore a Balbec e nipote dei signori di Guermantes, per l’appunto. Questo giovane uomo è un soldato, e a più riprese aveva invitato l’amico a visitarlo nella sua caserma, ma per lungo tempo questo aveva temporeggiato, anche a causa della sua instabile salute. Siamo alla fine dell’Ottocento e la Francia sta per essere travolta dall’Affare Dreyfus, accompagnato da una buona dose di antisemitismo: solo il preludio di una situazione che, sappiamo bene, esploderà poi diversi anni dopo. Sappiamo che Proust era sostenitore dell’innocenza di Dreyfus, così come anche Saint Loup: ma nell’ambiente dei salotti i due amici sono una minoranza, così come anche quando si palesa l’idea di una revisione del processo. Questo rende la società un ambiente poco accogliente per Bloch, compagno del Narratore, anch’esso ebreo: ma nulla di tutto ciò gli impedisce di continuare a frequentarla.

Anche Swann, protagonista del primo volume, compare diffusamente ma a sprazzi: ebreo anche lui, mentre la moglie Odette è convinta antidreyfusista, è gravemente malato e prossimo alla fine. Pur in questa situazione madame Swann non esita a frequentare persone dichiaratamente antisemite.

Svanita l’infatuazione per madame de Guermantes, il nostro Narratore si ritrova improvvisamente subissato da inviti a diversi salotti. Il primo ricevimento si tiene proprio a casa della sua ex fiamma, e viene descritto con dovizia di particolari di cose e di persone, occupando parecchie pagine.

Ma naturalmente la vita non è fatta solo di salotti e inviti mondani, neppure ai tempi di Proust. L’amata nonna materna è da tempo malata, e un nuovo medico venuto a visitarla liquida il suo male affermando che si tratta solo di nevrosi, che non c’è nulla di reale. Le consiglia quindi di tornare alla sua vita di sempre, di mangiare regolarmente, di uscire a passeggio: e il Narratore si offre di accompagnarla sugli Champs Elysées.

Sarà l’ultima volta che la vedrà in piedi. In pochi giorni la nonna è costretta a letto, non riconosce più i volti amati intorno a sé, entra in agonia e muore. Le pagine dedicate alla nonna e al senso di colpa del Narratore per essere spesso stato brusco con lei (cosa comprensibilissima per chi vi scrive), oltre che testimoni di un infinito amore, sono fra le più belle dell’opera.

Ma è tempo di tornare a vivere. Nella seconda parte del volume, Sodoma e Gomorra, si parla diffusamente del “vizio”, com’era chiamata a quel tempo l’omosessualità, e il giovane Narratore scopre che ad esserne “affetto” è anche lo zio di Saint Loup, il barone di Charlus, col quale ha avuto contatti a Balbec e probabilmente aveva per lui un sentimento non solo accademico. Stando a quanto sappiamo anche Proust era egli stesso “vizioso”, tanto che pare frequentasse bordelli per omosessuali: ma il nostro Narratore non si esprime sui propri gusti, ponendo l’accento solo e sempre sulle frequentazioni e gli amori femminili. È il caso di Albertine, con la quale riallaccia i rapporti dopo la morte della nonna, anche se per il momento si tratta solo di un riavvicinamento atto a rapporti fisici.

Tutto il resto del libro si snoda fra un salotto e l’altro, fra una festa e l’altra, con lo sguardo interno ma allo stesso tempo esterno di chi è solo di contorno alla scena, e può quindi osservarla nel suo insieme come se non ne facesse realmente parte. In alcuni casi tendiamo a pensare che la voce narrante sia fin troppo presuntuosa di sé e della sua cultura letteraria, tanto da condannare all’ignoranza chi si trova davanti: in altri casi si pone alla stessa altezza, ma occorre dire più raramente. Per finire, vi si ritrovano tutta una serie di nomi e parentele illustri, nobiliari e regali, ma difficili da seguire se non si ha un po’ di dimestichezza con le genealogie.

La seconda parte si conclude con il ritorno del protagonista a Balbec, presto raggiunto dalla madre: è qui, ad un anno di distanza dalla morte della nonna, che la sua mancanza torna a colpirlo con tutta la sua violenza. Ricordiamo che la volta precedente si era recato qui in sua compagnia, e questo lo induce a rivederla in ogni luogo, in ogni gesto, in ogni azione che avevano compiuto insieme. Anche queste pagine sono di una potenza inaudita, tanto che (bisogna confessarlo) chi vi scrive ha avuto necessità di fare una pausa, per riprenderle con maggiore lucidità. Il Narratore è ben cosciente che il suo dolore non è paragonabile a quello di sua madre, che ha perso un genitore: ed è in questo momento che si rende conto di quanto la sofferenza abbia definitivamente spezzato qualcosa in lei. Lo stesso dolore, precisa, lui lo vivrà solo più tardi, per un evento che deve ancora verificarsi. Il terzo e quarto volume, che riprenderò più avanti, dovrebbe dare risposta anche a questo interrogativo, come a tanti altri. La Recherche continuerà.

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