Conclusa la lettura del primo volume di Alla ricerca del tempo perduto, posso giungere alla considerazione che è un testo difficilmente classificabile. Leggendo la prefazione si è portati a pensare che sia un semplice memoriale, naturalmente autobiografico, che ripercorre la vita di Marcel Proust e si condensa nella famosa madeleine inzuppata nel tè, e alla tazza sul fondo della quale l'autore va cercando il bacio della buonanotte che la madre gli dava quasi ogni sera. La realtà, però, è un po' diversa.
L'autore è allo stesso tempo narratore in prima persona e narratore onnisciente: conosce e racconta, infatti, eventi dei quali non potrebbe essere a conoscenza, perché al tempo non era neppure nato. Gli sono stati dunque raccontati da qualcuno? Non lo dice. Non lo sapremo mai.
Il primo libro racconta della sua infanzia e prima adolescenza, ma i personaggi non sono reali, o almeno: ognuno di loro è un misto di diverse persone conosciute dall'autore nella sua vita. Per primi i genitori, l'adorata nonna, la prozia, per continuare con gli amici dei genitori, in particolar modo con il signor Swann, abituale visitatore della casa fino alle sue nozze con una ex cocotte (una signorina di facili costumi, per dirla con eleganza). Il tutto ha come sfondo la "casa delle vacanze", in un paesino che nel libro è chiamato Combray, ma che è anch'esso un misto di diversi paesini francesi di diverse ispirazioni. In questo luogo la famiglia si sposta prima delle vacanze di Pasqua, ma l'infanzia del giovane è molto solitaria, e gira quasi esclusivamente intorno alla madre e al bacio della buonanotte che lei gli concede prima di metterlo a letto. Se però a casa ci sono ospiti questo evento non si verificherà, e questo provocherà al bambino crisi nervose incomprensibili a lui stesso.
Successivamente l'azione si sposta a Parigi, e il nostro Marcel (nel testo però nessuno lo chiama mai per nome, né viene fatto il suo cognome), frequentando gli Champs Elysées sotto la sorveglianza della domestica di famiglia, fa la conoscenza di colei che sarà il suo primo vero amore: la quindicenne Gilberte, figlia proprio di quello Swann e della moglie, nata Odette de Crécy.
Le donne della vita di Proust avranno volta per volta diversi nomi, ma anch'esse saranno sempre una miscela delle diverse creature femminili incontrate e amate dall'autore. Questi diversi amori, ostacolati dalla fragile salute del protagonista e dai suoi attacchi nervosi, rimarranno inizialmente sempre platonici: ciò non significa però che egli sia asessuato, o che non conosca le gioie dell'amore fisico. Ammette infatti di aver frequentato delle case di appuntamenti, spinto a questo dall'amico Bloch, un compagno molto più scafato di lui, e che sostiene che qualsiasi donna non aspetti altro che di concedersi ad un uomo qualunque, di qualunque aspetto o estrazione sociale.
Circa due anni dopo la rottura con Gilberte il protagonista effettua la sua prima vacanza al mare, in compagnia della nonna, nella cittadina di Balbec: qui incontra una nuova musa, Albertine, insieme al suo gruppo di amiche. Volta per volta, egli sarà sempre indeciso a quale di esse accordare la sua preferenza, poiché ognuna di loro esercita una diversa attrattiva su di lui. Inizialmente propende per Andrée, fisicamente fragile quanto lui e ugualmente generosa e materna; brevemente per Gisèle, più dolce e timida. Infine, tutto il suo essere si fissa su Albertine, anche se viene respinto dopo un tentativo di approccio più fisico.
Tutto il resto del primo libro si snoda intorno a questioni mondane, inviti, biglietti da visita, compagnie più o meno prestigiose che oggi non ci dicono nulla, ma che rivestivano un'importanza vitale all'epoca dell'adolescenza di Proust. Ai nostri giorni, nessuno guarderebbe con sospetto ad un uomo di buona famiglia che sposi una donna di dubbi costumi: in quel periodo storico era un tradimento verso la società di cui l'uomo faceva parte, e comportava l'estromissione, a lui e alla moglie, dai circoli della gente "giusta". Oggi i titoli nobiliari contano poco meno di nulla: allora erano tenuti in altissima considerazione, a prescindere da che tipo di persona fosse quella che li portava. Del resto, non era passato neppure un secolo dalla Rivoluzione Francese.
In definitiva, leggere Proust è altamente istruttivo, ma anche mentalmente complicato. Per questa ragione sarà opportuno inframezzare i vari volumi con qualcos'altro, magari di più leggero. Naturalmente, pur con alcune pause, la Recherche andrà avanti.
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